
Giovedì 26
Non è così scontato che le parole creino comunione. Lo chiamavano "Signore, Signore", profetavano nel suo nome… eppure erano così distanti da una relazione vera. Questo rischio è per tutti noi: costruire relazioni fatte di parole senza vita. Per crescere nel’ amicizia con Dio occorre mettersi prima di tutto in ascolto. E l’ascolto non si misura dalla lunghezza dei dialoghi o dal moltiplicare le parole. Per conoscere Dio e farsi riconoscere da Lui occorre comunicare in forma ampia e profonda. L’amicizia con Dio è cosa seria. Qui serve la vita intera per entrare in comunione con Dio. E serve la concretezza della vita per stabilizzarla e renderla inossidabile.
Mt 7,21-29
21Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22In quel giorno molti mi diranno: "Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?". 23Ma allora io dichiarerò loro: "Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!". 24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. 26Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande".