
Giovedì 12
Come vorremmo sentirci dire che alcuni eventi drammatici non ci riguarderanno personalmente: se mai toccheranno le generazioni future!
Ma Gesù allarga il discorso invitando a non lasciarsi ingannare da ciò che accade. Anche le cose più drammatiche come guerre e rivoluzioni non sono il segno della fine. Il problema, secondo Gesù, non è il quando ma il come. Come vivere – questo è il problema – dentro giorni segnati da visioni pesanti, angoscianti come quelle che continuamente sono sotto gli occhi di tutti?
Rifuggendo due atteggiamenti: il primo è quello di coloro che vivono la durezza dei tempi rifugiandosi, con una corsa a ritroso, nel passato. Un passato svigorito, reso sterile perché confinato in una occasione di puro rimpianto, di vuota nostalgia.
Il secondo atteggiamento da rifuggire è quello proprio di chi vive la durezza dei tempi con una frenetica corsa in avanti, perennemente in agitazione.
Lc 17,20-25
«Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».