
Giovedì 5
Che bello pensare che mediante le nostre parole Dio ci lega gli uni agli altri, ma per unirci a Sé. Il fine del linguaggio umano non è socializzare, nè semplicemente informare, trasmettere dei contenuti. Ma è introdurre gli altri nell’amore di Dio. Dio ha voluto che fossero le nostre parole lo strumento privilegiato per trasmettere la fede, far incontrare Dio e entrare in comunione con Lui. Uno strumento tanto fragile, manipolabile, falsificabile è quanto Dio preferisce per permettere agli altri uomini di incontrarlo.
Gv 17,20-26
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».