
Sabato 24
Chi c’è dietro certe catastrofi naturali? Chi c’è dietro un incidente? Chi dietro un suicidio? Quand’anche non sia di Dio la responsabilità, perché non ha impedito che accadesse quella strage o quel disastro? Perché è rimasto spettatore muto, egli che è l’Onnipotente? Partendo da due episodi di cronaca nera Gesù invita tutti a maturare l’attitudine al discernimento: quegli eventi non sono il segno di un castigo da parte di Dio. Quegli eventi riguardano proprio la nostra esistenza impastata di fragilità e perciò sempre esposta a non pochi pericoli.
Chi di noi è immune dalla violenza che può travolgerlo in una piazza o in uno stadio? Chi di noi ha l’assicurazione circa il fatto che, senz’altro, la sua vita sarà risparmiata da un incidente o da una catastrofe naturale? Il rischio più grande, ripete Gesù, non è tanto perdere la vita ma continuare a stare nella vita senza accogliere l’invito a mutare pensieri, sentimenti, atteggiamenti, stili, comportamenti, invito che Gesù continua a rivolgerci molte volte e in diversi modi. Il rischio è il continuare a vivere come se nulla possa mettere a repentaglio la riuscita della nostra esistenza.
Lc 13,1-9
Si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».