
Domenica 18
Farisei ed erodiani si odiavano a morte, ma pur di incastrare Gesù si alleano, e fanno a lui una domanda trabocchetto, guarda caso sul denaro, e sul denaro lecito. Come se valutare la bontà dei propri sudditi in base a quante tasse pagano fosse lecito. Come se “dominare” attraverso il denaro fosse lecito. Come se giocare sulla pelle dei poveri con il denaro fosse lecito. La questione, qui, non sta tanto nel pagare o meno il tributo (cosa peraltro regolata dal diritto), ma nel dare a ognuno ciò che gli spetta. E Gesù, questo, lo sa bene. Sa bene che non deve rispondere a una domanda che lo condannerebbe comunque, in uno o nell’altro senso. Dire “sì” vorrebbe dire riconoscere il dominio dell’uomo-Cesare sul popolo di Dio, e quindi verrebbe accusato dai giudei di bestemmia; dire “no” vorrebbe dire esortare la gente a un boicottaggio fiscale, e quindi verrebbe accusato dai romani di sedizione.
Mt 22, 15-21
I farisei mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiàni, a dirgli: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?".
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: "Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: "Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?". Gli risposero: "Di Cesare".
Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio".