
Martedì 29
Chi è Gabriele? È l’angelo che porta la lieta notizia della nascita di un Salvatore. Di quali notizie io sono portatore? Sono capace di annunziare la lieta notizia di una vicinanza a chi patisce la fatica di non sperare più? Sono capace di mettere in luce il bene di cui i fratelli sono operatori?
Chi è Raffaele? È l’angelo a cui è affidato il compito di guarire. Sono pronto ad essere il segno di un Dio che avvicinandosi al fratello si fa carico della sua condizione? Mi sta a cuore la fragilità e la ferita dell’altro? Sono in grado di essere balsamo?
Chi è Michele? È l’angelo che difende l’unicità di Dio. Ma Dio ha davvero bisogno di essere difeso? Per rispondere a questa domanda vorrei richiamare un testo, tratto dal Diario di Etty Hillesum, una giovane ebrea olandese morta ad Auschwitz nel novembre 1943. In una pagina del 12 luglio 1942 si legge questa preghiera della domenica mattina: “Mio Dio, questi sono tempi tanto angosciosi… Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini” (Diario, Milano 2006, p. 169).