
Mercoledì 9
Cos’avevano quegli uomini di tanto diverso da riconoscere in loro addirittura una esperienza di felicità raggiunta? Non aveva forse davanti gente sventurata, di cui, semmai, avere compassione? Perché mai beati? Perché queste persone hanno dimostrato una maggiore disponibilità ad accogliere l’annuncio di un Dio che ti si fa accanto condividendo la tua stessa sorte. Paradossalmente chi sta male ha aperto il suo cuore alla parola di Gesù. Oppressi da sofferenze e umiliazioni di ogni tipo non hanno permesso che il loro sguardo restasse ripiegato, grazie a quell’uomo che ha ridestato la loro speranza e ha permesso che pure una esperienza di prova non diventasse mai luogo di maledizione.
Lc 6, 20-26
Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».