
Martedì 1
Ci sono parole da cui salvarsi oeparole che salvano. E’ qui il nocciolo della questione. Qui sta la differenza: differenza enorme! Parole dette dall’autorità e parole che hanno autorevolezza? Autorità viene dal latino “augere”, che significa aumentare, espandere, promuovere, aprire nuovi inizi, suscitare energie nuove, possibilità nuove. Per noi l’autorità è stigmatizzata dall’immagine del contenere, del frenare, mettere i paletti, ricordare il codice, le cose di sempre…
Ma cosa aveva di tanto diverso quella parola pronunciata da Gesù? La sua parola annunciava un Dio diverso, altro, un Dio che non gode nel vedere un uomo attorcigliato su se stesso ma – sabato o non sabato – lo rimette in piedi. A qualsiasi costo. Una parola, quella di Gesù, che non aggiungeva peso a peso, fatica a fatica. Parola liberante anzitutto dalla paura.
Lc 4,31-37
Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.