
Sabato 22
Tenderei volentieri a riferire questa requisitoria anticlericale di Gesù ad un potere comunque esercitato da altri: dai politici ai vertici ecclesiastici. Stento a cogliere in essa la critica diretta ad un ben determinato modo di esercitare il potere, ogni potere, compreso quello che noi esercitiamo nei confronti di figli, discepoli, fratelli: il potere di un sano rispetto ad un ammalato, del benestante rispetto a chi è nell’indigenza, di chi gode buoni rapporti familiari rispetto a chi vive il dramma della separazione, di chi vive nella conflittualità di coppia o in tensione con i figli o con i genitori.
Ecco perché dall’imbarazzo iniziale che questa Parola suscita in noi, siamo chiamati a passare all’accoglienza perché essa è per noi motivo di conversione.
Mt 23,1-12
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».