
Martedì 18
Certo che avevano lasciato casa, famiglia, villaggio, amici, mestiere, ma soprattutto avevano messo in discussione idee, progetti, usi, abitudini. Da pescatori si erano ritrovati itineranti; loro che erano esperti del mare si erano ritrovati discepoli; la loro era una vita fatta di piccole certezze e ora, invece, neppure una. Tutto all’insegna del provvisorio. Avevano davvero lasciato tutto! Quanto grande doveva essere la ricompensa!
Pietro, tuttavia, è ancora chiuso in una logica contrattualistica: nessuno fa niente per niente. A Pietro che chiede cosa potrà ricevere in cambio, Gesù spiega il valore e la fecondità di quella sua scelta.
Se è vero che si lascia è altrettanto vero che si ritrova tutto. Certo, nessuna parcella immediata per il lavoro svolto: qui siamo oltre le categorie di premio/ricompensa. Qui la prospettiva ha l’orizzonte dell’eternità.
Mt 19,23-30
«In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».