
Venerdì 31
La domanda è d’obbligo: che ci fa Dio nei panni di un falegname?
Che ci fa Dio nei panni di un autodidatta?
Non è possibile. Non è possibile che Dio indossi quelle vesti tanto dimesse.
Non è possibile che, per rivelarsi, Dio chieda a prestito brandelli di umanità.
Non è possibile che Dio si faccia strada nel mondo percorrendo la via dell’umiltà.
L’ovvio non si addice a Dio. Il dimesso non gli è consono.
Come è possibile che una casa qualunque di Nazaret divenga il luogo dove Dio abiti?
La tentazione di voler includere Dio, si declina sovente con l’esclusione stessa di Dio.
I suoi compaesani, intenti come sono a custodire come reperto archeologico ciò che di Dio hanno conosciuto, non sanno darsi ragione perché non riescono a intravedere nel figlio del carpentiere un tratto singolare che ne indichi una particolare elezione dall’alto. Quanta vita cristiana vissuta secondo il criterio di una custodia cristallizzata di quello che di Dio si è appreso, incapace, perciò, di prestare attenzione alle sorprese di Dio!
Mt 13,54-58
Gesù venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.