
Martedì 14
La supponenza è quell’atteggiamento di altezzosità ed arroganza che porta a sentirsi arrivati e perciò superiori agli altri. La supponenza si declina tanto spesso secondo i canoni del disprezzo, del timore dell’altro, dell’arroccamento agguerrito – e perciò sulla difensiva – a possibili risultati raggiunti. Essa è espressione di un cuore indurito, cristallizzato e reso impermeabile a ogni passione. La supponenza è uno degli atteggiamenti che più caratterizza le persone religiose, coloro che credono di aver dimestichezza con Dio e con “le cose di Dio” tanto da poterle gestire, amministrare, senza più lasciarsene interpellare.
Mt11,20-24
Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidóne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidóne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!. Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sodòma sarà trattata meno duramente di te!”».