
Lunedì 13
Verbi: lasciare e accogliere. Il primo lo sentiamo come una provocazione: essere disposti a tagliare il cordone ombelicale. Il vangelo non ci chiede di cancellare i rapporti di affetto, di sangue o di amicizia, ma di rivisitare quelli che ti legano in modo ossessivo, soffocante. E quanti rapporti soffocano la tua libertà, la tua autonomia. Rivisitare i rapporti iperprotettivi, possessivi, quelli che in nome di un bene non ti consentono di crescere, non ti consentono di andare là dove tu sei chiamato ad andare, di essere là dove tu devi essere.
Poi, il verbo accogliere, cioè dare ospitalità. Un accogliere su cui tu giochi l’accoglienza di Dio. Un accogliere gratuito, non perché ne avrai un vantaggio.
Un accogliere che non è solo un fatto esteriore, ma rispetto del mistero dell’altro: non l’invasione dell’altro, ma uno stare sulla soglia.
Mt 10,34-11,1
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.