
Mercoledì 3
Si può vivere senza nessuna speranza nell’aldilà? Senza la risurrezione, non è forse vana la nostra fede? Ogni essere umano porta in sé una scintilla di eternità. Ognuno porta l’impronta di Dio nel proprio cuore. È vero che alcune persone che subiscono grandi dolori a volte fanno di Dio il loro nemico, ma alla lunga serve continuare a coltivare tale sentimento? Non cercare di dare una svolta alla propria vita, non cercare di trovare un senso più profondo alla vita, alle cose che non avremmo mai voluto vivere non vuol dire sprofondare nella disperazione più cupa?
Mc 12, 18-27
Vennero da Gesù alcuni sadducei - i quali dicono che non c’è risurrezione - e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: "Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe"? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».