
Sabato 2
Filippo non aveva capito granché. Sì, certo, Gesù lo affascinava, nulla da dire, ma credeva che Dio fosse qualcuno inaccessibile, qualcuno che mai più si sarebbe degnato di spartire la vita con lui e con gli altri, qualcuno da raggiungere attraverso chissà quale strano percorso. E, invece, era lì, ogni giorno accanto a lui.
Per Filippo, ma non solo per lui, la ferialità non si addice a Dio, il dimesso non può essere il suo vestito, l’irrilevanza non può appartenergli, il sottotono non gli si confà. Come ci rileggono le parole che l’Innominato de “I Promessi sposi”, rivolge al Cardinal Federigo, quando esclama: “Dio! Dio! Dio! Se lo vedessi! Se lo sentissi! Dov’è questo Dio?”.
Gv 14,7-14
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.