
Giovedì 30
Stupore, imbarazzo e resistenza di fronte al gesto non ovvio di un Maestro che, con un catino in mano e un asciugatoio alla vita, si fa servo dei suoi amici.
Stupore, imbarazzo e resistenza perché, pur avendo abbandonato tutto per seguirlo, ancora faticavano a comprendere il senso della sua esistenza. Quanta fatica ad essere amati fino a questo punto e a questo prezzo! Farsi servo: la dismisura dell’amore che può sorprendere tanto da sentire il bisogno di difendersi. Non è facile riconoscere la propria vulnerabilità: Signore, non mi laverai mai i piedi.
Se non ti laverò, non avrai parte con me. Accettare che Dio si metta ai miei piedi manifestando un amore senza infingimenti e senza condizioni. Nasce qui la possibilità di una vita cristiana, da un amore ricevuto in maniera incondizionata. Finché non acconsentiremo a che il Signore ci tocchi nella nostra vulnerabilità non vivremo mai un’esperienza di comunione.
Gv 13,16-20
[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:
«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».