
Venerdì 24
La sua nascita lo aveva portato a piantare la sua tenda in mezzo a noi, ad assumere fino in fondo i tratti della nostra umanità. Il mistero del suo amore lo spingerà ancora più oltre: a porre la sua dimora dentro di noi, segno di un Dio non da inseguire attraverso chissà quali vie segrete svelate a pochi iniziati, ma da accogliere come cibo che può saziare la nostra fame e sete di senso. Noi diventare lui, Cristo! È poter giungere a dire con Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).
Gv 6,52-59
«Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.