
Martedì 14
Gesù paragona i redenti al vento, questa invincibile e invisibile potenza di cui ignoriamo l’origine e la destinazione proprio come la vita nuova nello Spirito, un mistero di cui non si può autonomamente disporre e nel quale ci si deve continuamente immergere con coraggio e creatività.
Mentre il popolo di Israele nel deserto doveva solo guardare il serpente di rame fatto da Mosé per poter essere salvato, il popolo dei discepoli di Cristo ha bisogno anche di credere all’infinito amore che la Croce significa e comunica
Essere rigenerati dall’alto e imparare dal vento significa entrare in una fiducia tale nella realtà e nella Storia, che il desiderio di provvedere ai bisogni degli altri diventa naturale così come quello di manifestare i propri nella gioia e nella libertà dello Spirito.
Gv 3, 7-15
«Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».