
Lunedì 13
La notte di Nicodemo, fatta di paura e di coraggio, di consapevolezza e di ingenuità, di chiarezza e di curiosità. Proprio come tante nostre notti fatte di contraddizioni, notti nelle quali ci ritroviamo al contempo timorosi e coraggiosi, inconsapevoli e lucidi, innamorati e distanti. La notte fa da cornice alla vicenda di Nicodemo: sarà ancora in una notte che egli verrà allo scoperto per dare sepoltura al corpo del Signore.
Uomo sincero, Nicodemo. Abitato da quella che a buon diritto potremmo chiamare curiosità accademica che tuttavia lo tiene ancorato alle sue certezze, alle sue convinzioni. È l’uomo che presume di sapere: noi sappiamo… La conversione cui deve acconsentire Nicodemo è quella dal sentirsi maestro al farsi discepolo. Il ‘noi sappiamo’ rende ciechi e colpevoli di un peccato che resta senza perdono. Al Nicodemo di turno Gesù ripete che non è questione di sapere, ma di rinascere. Non puoi intravedere il regno di Dio col bagaglio del tuo sapere “vecchio”.
Gv 3,1-8
Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».