Riflessioni sul Vangelo di sabato 11
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Riflessioni sul Vangelo di sabato 11

Sabato 11

A un uomo da sempre affascinato dal sogno di conquistare il cielo, Dio stesso aveva permesso di raggiungere l’irraggiungibile chiedendogli di prendersi cura di tutto ciò che la vita gli poneva innanzi. Francesco d’Assisi avrebbe detto che “la via per andare in su è la via per andare in giù”. Stupisce non poco che Gesù non venga meno a un atteggiamento di fiducia verso i discepoli. Avrebbe avuto tutti i motivi per non farlo, ma proprio dopo averli rimproverati per la loro fatica a credere, Gesù li abilita a diventare portatori a ogni creatura di quella esperienza di luce e di grazia che aveva cambiato la loro esistenza. Non solo: essi sarebbero stati il prolungamento della sua presenza. Noi, il prolungamento della stessa opera di Gesù. Quale fiducia! Quale responsabilità! Se solo provassimo a gustare di più la certezza che Dio ha fiducia in noi, forse anche questa stagione che, a volte, porta i tratti di una via senza sbocco, la attraverseremmo con la consapevolezza serena che qui c’è in gioco anche dell’altro. C’è in gioco la certezza di un Signore che opera insieme con noi. 

Marco 16,9-15

Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».