
Mercoledì 8
11 km non sono tantissimi ma quando il cuore si ritrova a misurare vuoti e nessuna luce, neanche quella del giorno, viene a lenire il tuo cammino, diventano interminabili, pesanti. Ma quando si arriva? Non si arriva mai al fondo? 11 km (poco più di due ore di cammino) sembrano anni. E parli, come in un monologo, di quello che è stato, di quello che poteva essere, di quello che doveva essere. Per questo gli 11 km dei due di Emmaus “attraversano così fortemente la mappa delle nostre inquietudini”. Per fortuna, o meglio, “per grazia”, il vangelo annovera anche quegli 11 km, come annovera le resistenze di Tommaso, il pianto di Maria, il grido dell’abbandono di Gesù. E mi sento sollevato. Già. Perché quegli 11 interminabili km sono gli stessi che il mio Dio percorre. E non in direzione opposta. Li compie in quella della fuga, anche lui. Non è lui a dettare il passo o la direzione. Un Dio mescolato alla mia ricerca a tentoni, brancolante dal momento che gli occhi sono impediti. Ecco il vangelo, la lieta notizia per me. C’è qualcuno che mentre tu prendi la via di fuga non ti dice: “arrangiati” o “ti rendi conto di dove stai andando?” ma “Gesù in persona si accostò e camminava con loro”. 11 km e un Dio compagno di fuga. Sulla mia stessa strada. E non pretende nessun discorso totalizzante, si accontenta che si parli ancora di lui, anche a rovescio. I discorsi della strada non gli impediscono una condivisione del cammino.
lc 24, 13-35
Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.