
S. Pasqua
Perché sia Pasqua non basta celebrare in una chiesa questa solenne liturgia mentre continuiamo, per scelta, a restare appesi alla croce del nostro immobilismo o a tenervi appeso coloro dai quali abbiamo distolto lo sguardo e il cuore.
Spetta a noi, abitati dalla luce e dalla forza della Pasqua, far sì che gli eventi prendano un altro corso.
Stupito, Fabrizio De Andrè cantava: “Nella pietà che non cede al rancore, madre, ho imparato l’amore”. Se siamo disposti a ridare speranza a chi l’ha perduta, si rinnova il miracolo della risurrezione e della pietra rimossa dal sepolcro.
Gv 20,1-9
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro:
«Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.