
Venerdì 27
Ai suoi interlocutori convinti di riconoscere e adorare un Dio che tiene alla sua diversità esclusiva, Gesù consegna – senza imporla – la rivelazione di un Dio desideroso di condividere la sua stessa natura e che egli ha manifestato attraverso ciò che ha compiuto finora mentre ridonava speranza a chiunque l’avesse smarrita.
Se almeno credessimo alle opere… Ma, si sa, per chi ha inforcato delle lenti sbagliate, nulla può essere letto nella sua oggettività, tutto è interpretato secondo il proprio distorto modo di vedere, facendo coincidere il reale con la lettura che io riesco a dare di esso.
Gv 10,31-42
I Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata -, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre».
Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.