Riflessioni sul vangelo di domenica 22 marzo
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Riflessioni sul vangelo di domenica 22 marzo

Domenica 22

“Se fossi stato qui…”, come a dire: “Se ti fossimo stati veramente a cuore, non ci troveremmo in questa situazione”. Marta è certa che la presenza di Gesù avrebbe fatto la differenza: “mio fratello non sarebbe morto”. A che serve muoversi quando non c’è più nulla da fare? Cosa sei venuto a fare adesso? Davvero strano questo Dio: sembra quasi che all’occorrenza non sia mai disponibile, che alla bisogna non si lasci trovare. Eppure, la nostra protesta non gli è sgradita, anzi: se la familiarità ce lo consente, il rimprovero fa parte della verità della relazione. Proprio a me questo? Poi, però, bisogna lasciarlo parlare. E qui viene il bello. Già, perché fa appello alla tenuta della mia fede nei giorni della prova, alla capacità di non mettere in discussione il rapporto con lui quando tutto sembra farci paura e unica prospettiva sembra essere la morte. 

“Se credi, vedrai”. Ti pare facile, Signore? Mi verrebbe spontaneo scambiare l’ordine di questi verbi, come accadrà a Tommaso la sera di Pasqua: “se vedo, crederò”. Signore credo”. Come a dire: conosco l’arroganze della morte. Ma so anche che la vita è generata sempre da dei travagli, da delle morti.

Gv 11, 1-45

Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».