
Venerdì 20
C’è confusione sull’identità di Gesù. Alcuni sostengono che sia una brava persona, mentre per altri sta allontanando la gente da Dio. Ciò che Gesù è, fa e dice non può lasciare indifferente nessuno: o lo si accetta o lo si elimina. Non possono stare insieme tenebra e luce, menzogna e verità, schiavitù e libertà, morte e vita. O c’è l’una o c’è l’altra. Esiste, tuttavia, un processo di illuminazione e di ricerca, di liberazione, quasi di gestazione: è il lento cammino della fede.
Il rischio nei confronti di Gesù è quello di giudicare secondo le apparenze: “Costui sappiamo di dov’è”. La sua umanità scandalizza chi pretende che Dio si riveli attraverso segni dall’alto. Non a caso sostengono: “Il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia”.
Gv 7,1-2.10.25-30
Si avvicinava la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercarono allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.