
Lunedì 16
Una parola, quanto basta a metterti in cammino. Quell’uomo è un pagano, il quale crede pur senza aver visto ciò che pure ha invocato: a suo tempo vedrà con gli occhi ciò che con il cuore ha osato credere. Non resta deluso del fatto che il maestro non abbia soddisfatto la sua aspettativa di scendere a casa. Scopre che a nulla servirebbe un contatto fisico se prima il cuore non si è lasciato toccare da una parola che chiede ospitalità. Quel contatto finirebbe per essere magia.
Gv 4,43-54
A Cana c’era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.