
Mercoledì 3
Compassione è una parola bellissima, spesso usata male. Non significa avere pena per qualcuno, è molto di più: è il sentire insieme a qualcuno, provare le sue stesse emozioni, i suoi stessi dolori.
In realtà non si può vivere senza provare compassione:. nasciamo tutti sensibili, purtroppo molti si frenano, si bloccano e vivono chiusi agli altri e al mondo vivendo da egoisti e autoreferenziali, chiusi nella ricerca dei propri obiettivi, all’insegna del "mi faccio il mio... ognuno si faccia il suo e viviamo tutti meglio" Apriti alla compassione e vedrai miracoli nella tua vita e in quella degli altri.
Mt 15,29-37
Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.