
Domenica 23
Non è sceso dalla croce, che sollievo! Non è sceso dalla croce, menomale! Che me ne facevo di un Cristo che nel momento della sofferenza, usa i suoi “superpoteri” per scendere dalla croce?
Mi sarei sentito solo, non capito, e lo avrei visto lontano da me… molto più lontano. Ogni volta che sono in croce, invece, lo guardo, lo contemplo e so che prima di me c’è stato Lui ed è rimasto lì, fino alla fine, per me. perché non mi sentissi solo e incompreso!
Il suo trono? La croce; la sua corona? Le spine; il suo regno? Il nostro cuore; la sua legge? L’amore; il suo potere? Il perdono. Anzi, la sua onnipotenza è la sua misericordia.
È rimasto lì insegnandoci che si può vincere la morte quando nella sofferenza si continua ad amare, a perdonare, perché l’amore e il perdono danno vita, sempre, anche oltre la morte.
Lc 23,35-43
[Dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».