
Giovedì 20
Gesù piange guardando Gerusalemme come può piangere un genitore che vede il proprio figlio prendere strade sbagliate allontanandosi dagli insegnamenti e dagli esempi ricevuti in famiglia. È un pianto di sofferenza ma è anche il pianto di chi ama e lascia liberi anche di rifiutare la presenza, l’aiuto, l’amore. Sì, perché Gesù ama in modo completamente diverso da noi perché il vero amore non costringe, non possiede: il vero amore soffia il vento sulle ali dell’amato sperando che possa spiccare il volo perché chi ama gode della felicità dell’altro.
Lc 19,41-44
Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».