
Lunedì 27
La sofferenza ci fa curvare su noi stessi e curvati su noi stessi vediamo solo i nostri problemi!
È una dinamica umana e frequente: quando abbiamo un problema, vediamo solo quello e non riusciamo a vedere altro, tanto che la nostra vita, alla fine, coincide proprio con il nostro problema e solo con quello. E in queste condizioni chi ci sta accanto, purtroppo, non viene visto perché prima di tutto e sopra di tutto c’è il nostro dolore! Ecco perché l’essere eretti ci permette di vedere oltre come siamo circondati da tanta bellezza e tanti doni di Dio.
Lc 13,10-17
Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli, dunque, venite a farvi guarire e non in giorno di sabato». Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?». Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.