
Domenica 26
La tentazione dell’orgoglio, della presunzione, dell’arroganza e del sentirsi superiori è alle porte del nostro cuore. E al cuore di questo vangelo c’è proprio la preghiera e il proprio rapporto con Dio che sono basati sulla verità (ed entrambi, fariseo e pubblicano, sono veri!) e sulla capacità di mettersi in discussione. Il fariseo è vero in quello che dice ma la sua preghiera rimane solo un monologo autoreferenziale. Il pubblicano, invece, fa centro. Non fa l’elenco delle cose belle (Dio le conosce) ma apre il suo cuore all’azione di Dio, quell’azione che il pubblicano chiede con chiarezza partendo dalla sua fragilità.
Lc 18,9-14
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».