Riflessioni sul Vangelo di  martedì 6 maggio
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Riflessioni sul Vangelo di martedì 6 maggio

Martedì 6

Come possiamo rendere ragione con dolcezza e rispetto di questo nostro riunirsi per fedeltà all’invito Signore? E cosa voleva dire Gesù dicendo il pane è la mia carne, invitando a mangiare la sua carne e a bere il suo sangue? Forse  voleva richiamare i suoi uditori alla concretezza del divino. La parola carne indica l’uomo nella sua debolezza e fragilità. I suoi oppositori - e non solo loro - erano lontanissimi dall’idea che il divino passasse attraverso un uomo, che aveva un corpo, nelle cui vene scorreva un sangue. Il divino veniva evocato nei segni grandiosi del passato, magari nella straordinarietà della manna.

 

Gv 6, 30-35

«Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: "Diede loro da mangiare un pane dal cielo"». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».