
Venerdì 11 aprile
Non sono i segni che hanno affezionato i discepoli a Giovanni, ma l’affetto per Giovanni rende riconoscibili i segni che egli aveva indicato. Non ci si può fidare dei segni, ma ci si fida del dito che ci invita a fissarli, riconoscerli, seguirli. Perché qualcuno nei Vangeli non riesce proprio a credere in Dio? Perché non capisce i segni. E perché non capisce i segni? Perché ci si deve fidare di qualcuno per capire qualcosa della fede.
Gv 10,31-42
«Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: "Io ho detto: voi siete dèi"? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio - e la Scrittura non può essere annullata -, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: "Tu bestemmi", perché ho detto: "Sono Figlio di Dio"? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani. Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.