Riflessioni sul Vangelo di giovedì 27 marzo
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Riflessioni sul Vangelo di giovedì 27 marzo

Giovedì 27 marzo

Alla fine il male non era nel mutismo e nemmeno nella loquacità. Il male era in coloro che amavano indicarlo il male, piuttosto che iniziare a cacciarlo fuori di sé, piuttosto che estirparlo dai loro occhi. Perché il male è così: distrae dai lineamenti del bene, per evidenziare la presenza delle sue cicatrici. Il male non può vedere il bene, perché ne verrebbe indebolito: il male è sordità al bene, che a volte parla il linguaggio discreto di chi viene definito muto.

Lc 11,14-23

Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde».