
lunedì 24 marzo
Anche così si possono mietere vittime nelle nostre comunità: sei bravo, dunque mi fai comodo, e se provi a volare ti presento la tua vocazione come fedeltà al laccio, piuttosto che alle ali. E ci sta che non tutti siamo amici allo stesso modo, ma è insopportabile che qualcuno si senta invisibile. Speriamo di convertirci, prima che qualcuno sia (ancora) costretto a scappare.
«In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. Lc 4,24-30