
Venerdì 26
Le domande di Gesù non sono una prova, ma una proposta, perché amore è farsi carico, non verifica della stabilità. Gesù non cerca di capire per decidere di avvicinarsi, ma decide di avvicinarsi per poter capire: lui, l’Amato, si arrischia ancora una volta tra le striature miocardiche di Pietro, senza la paura di perdersi. La pazienza del domandare, unica medicina alla pretesa di risposte ”giuste”, segna il ritmo di questa audace immersione nella vita dell’altro, per arrivare ad afferrarne il punto più debole e nascosto. Domandare senza pretendere: l’amore non è la conferma rassicurante, ma la scoperta rischiosa.
«Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse "Mi vuoi bene?", e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».[Gv 17, 20-26]