Riflessioni sul Vangelo di mercoledì Santo
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Riflessioni sul Vangelo di mercoledì Santo

Mercoledì Santo.

Giuda, chiamato dal Maestro "amico", di ogni uomo amico, per te provo tristezza e simpatia. Non riesco a penetrare il tuo segreto. Perché come ogni uomo, anche tu sei mistero. Chi sei, "amico" Giuda? Uno che non riesce a sopportare il peso della vocazione? O l’incarnazione della realtà drammatica della piccolezza umana? O un giocatore freddo e scaltro dalle grandi ambizioni politiche?

Oh no! Tu, uomo come noi, scelto come tutti, non hai capito che cosa Gesù ti faceva fare (ma gli altri lo capivano?) Eppure anche tu dovevi venire, perché altrimenti come si sarebbero compiute le Scritture? Ma tua madre t’ha forse allattato perché si dicesse di te: “Sarebbe stato meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”? Pietro ha rinnegato tre volte, e tu, Giuda hai gettato le tue 30 monete d’argento, urlando il tuo rimorso per aver tradito un Giusto. Perché la disperazione ha avuto la meglio sul pentimento? Giuda, tu hai tradito e ti sei ucciso, mentre Pietro che ha rinnegato Cristo è diventato la pietra di sostegno della Chiesa. Ma perché nessuno degli altri cosiddetti "amici" si è interessato al tuo pentimento? Eppure Gesù t’ha chiamato “amico”. “Amico”. parola dolcissima, unica, quasi magica, capace di restituire sempre e comunque la vita, ai tuoi tempi come ai nostri.

Non voglio chiarire il tuo mistero, Giuda, né quello del rimorso che da solo non può cambiare nulla. Ma solo provare a volerti bene, perchè tu, Giuda Iscariota, non sia più “complice” di nessuno.