Riflessioni sul Vangelo di mercoledì 22 marzo
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Riflessioni sul Vangelo di mercoledì 22 marzo


Mercoledì 22

Gesù non è stato ucciso per una serie di curiose concomitanze o per uno sbaglio. L’evangelista Giovanni è molto preciso nella sua analisi: il maestro è stato ucciso perché, violando la norma del sabato e chiamando Dio proprio Padre, si fa uguale a Dio. Cosa inimmaginabile in un’epoca in cui era vietato e punibile con la morte anche la sola pronuncia del nome di Dio. E Gesù, come riportano gli evangelisti, più volte si rivolge a Dio con famigliarità, giungendo addirittura ad attribuirsi l’impronunciabile nome di Dio. Ma se è così, se la ragione ultima della condanna a morte di Gesù è esattamente la sua pretesa divina, come possono alcuni fra noi ancora distinguere ciò che egli ha fatto da questa pretesa? Gesù non è un brav’uomo incompreso ucciso dall’egoismo e dal potere che i suoi discepoli hanno forzatamente innalzato al rango divino! Gesù pretende di essere Dio e a causa di questa pretesa viene ucciso. Percorriamo il cammino della quaresima consapevoli che Gesù o è un folle da compatire o è veramente chi egli sostiene di essere. E, allora, certo che le cose cambiano.

 Gv 5,17-30
“Il Padre mio opera sempre e anch’io opero”. Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse: “In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole; il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.
In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo.
Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene, per una risurrezione di vita e quanti fecero il male, per una risurrezione di condanna. Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato”.