
Lunedì 28
L’umiltà straordinaria di quest’uomo non sta tanto nel dire a Gesù di non entrare in casa sua, quanto più nell’aver fatto entrare il suo servo. Perché il fatto veramente rivoluzionario non è tanto la fede di un infedele, ma la compassione di un padrone, la delicatezza di un soldato: è più facile convertirsi a un Dio lontano che voltarsi verso un fratello vicino!
Entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».[Mt 8,5-11]