
Giovedì 17
Piange, Gesù. Piange sconsolato nel vedere rifiutata la sua proposta di salvezza. Piange sconsolato perché gli abitanti di Gerusalemme, tronfi del loro nuovo tempio,sono convinti di non avere bisogno di salvezza, né, tantomeno, di profeti improvvisati. Piange davanti alla violenza che già vede, in embrione, serpeggiare nei cuori di chi già sogna un nuovo futuro per Israele. E quel pianto ci svela la profonda umanità di Dio, la sua passione, il suo cuore ferito. Gesù non reagisce stizzito davanti al rifiuto, lasciando che tutto vada in rovina, ma prende a cuore ciò che accade. Non fa l’offeso, è autenticamente scosso da ciò che accade. Non ha paura della tenerezza, come direbbe papa Francesco, non ha paura dei sentimenti. E noi, figli di questo Dio, non abbiamo paura dei sentimenti e lasciamo che la compassione ci abiti.
Lc 19,41-44
Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa, dicendo: “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi.
Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata”.