Riflessioni sul Vangelo di martedì 8 novembre
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Riflessioni sul Vangelo di martedì 8 novembre

Martedì 8

Il premio è il risultato per una buona prestazione, ma la buona prestazione è il premio per un faticoso apprendimento. Un lavoro si dice buono non quando è ben retribuito, ma quando è ben eseguito: giustizia dell’esecutore è la perfezione, mentre giustizia del committente è la retribuzione. Così il risultato di un buon esecutore si chiama arte, mentre il risultato di un buon committente si chiama premio: il primo conosce la fatica, il secondo deve saperla riconoscere. Oggi, forse, una delle grandi tragedie è proprio quella di trovare tanti esperti di riconoscimenti dovuti e pochi disponibili a conoscere la fatica di meritarli.

«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».[Lc 17,7-10]