
Giovedì 3
La lontananza è una perdita solo quando ci si dimentica della mancanza. Ci sono fermezze colpevoli, quelle che, di fronte al (colpevole) allontanarsi dell’altro ti fanno rifiutare lo sforzo del (ri)avvicinamento, convincendoti a mettere da parte il senso di mancanza che ti strugge il cuore. Colpevole chi se ne va, direbbe il Vangelo, ma più colpevole chi non gli corre dietro.
«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».[Lc 15,1-10]