
Giovedì 30
Anna, anziana frequentatrice abituale del tempio riconosce il bambino. Come non pensare alle tante pie signore che ogni giorno frequentano, spesso le uniche!, le nostre messe quotidiane preparandosi con un rosario o con la via Crucis? Persone semplici, che non seguono tanto le elucubrazioni teologiche dei pretini, che d’ogni tanto borbottano anche e non capiscono certe scelte ma che sono presenti e fedeli fino alla fine. Persone che, anch’esse, sperimentano la salvezza, compiono il loro percorso di vita nella fedeltà e nell’umiltà. Anna figlia di Fanuèle è la loro patrona, la loro protettrice e ci indica un percorso fatto anche di quotidianità e di servizi umili nella casa di Dio.
Lc 2,36-40
c’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di AseEra molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.