
Mercoledì 15
Ogni uomo che voglia seriamente stare di fronte alle domande inesauribili del proprio cuore, non può non fare i conti con l’affermazione identitaria di Gesù. La quale poggia tutta e soltanto sui fatti. Gesù rivela se stesso rispondendo al bisogno più profondo dell’uomo. Ossia la felicità.
Lc 7,18b-23
Giovanni chiamò due dei suoi discepoli e li mandò a dire al Signore: “Sei tu colui che viene, o dobbiamo aspettare un altro?”.
Venuti da lui, quegli uomini dissero: “Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: Sei tu colui che viene o dobbiamo aspettare un altro?”
In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi.
Poi diede loro questa risposta: “Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella. E beato è chiunque non sarà scandalizzato di me!”.