
Lunedì 18
Dante definisce Luca scriba mansuetudinis Christi. È dalla sua penna infatti che scopriamo Gesù misericordioso, attento agli ultimi, ai peccatori, è lui che ci parla della parabola della pecora smarrita e del padre misericordioso, del buon ladrone e del buon samaritano. Luca si è informato bene prima di redigere il suo vangelo, si è impegnato a fondo interrogando i presenti, raccogliendo testimonianze per ricordarci che la nostra fede non si basa sulle favole ma su eventi storici riscontrabili e documentabili. Luca ci assomiglia: come noi non ha mai incontrato Gesù, come noi si è convertito grazie alla predicazione di qualcuno che non ha mai incontrato Gesù di persona, Saulo di Tarso. Come lui riscopriamo la tenerezza del Dio di Gesù e la compassione. Come lui indaghiamo e studiamo per rendere salda la nostra fede.
Lc 10,1-9
il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: È vicino a voi il regno di Dio”.