
Domenica 5
Il sordomuto, per essere guarito, è portato lontano dalla folla. Gesù preferisce un rapporto diretto, personale, cuore a cuore per poter entrare in relazione intima e profonda con il malato. Ha ragione: siamo pesantemente influenzati dalle opinioni altrui, tendiamo ad omologarci al pensiero comune, temiamo il giudizio di chi ci sta attorno, soprattutto nella fede. Non va certo di moda, oggi, dichiararsi cattolici! Quanto è difficile che un giovane si avvicini alla Chiesa! Il messaggio che gli proviene dal mondo dei coetanei e degli adulti è che il cristianesimo è qualcosa che riguarda i vecchierelli in procinto di morire... Anche noi, spesso, dobbiamo fare i conti con i pregiudizi altrui, e temiamo il giudizio degli altri sulla nostra fede. E, così facendo, restiamo sordi e muti.
Mc 7,31-37
Gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: “Effatà” cioè: “Apriti!”.
E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!