
Mercoledì 1
Se, come la suocera di Pietro, veniamo guariti dalla febbre interiore e da ogni oscurità, è perché il Signore vuole che ci mettiamo al servizio gli uni degli altri. Accorgerci del tanto dolore che ci circonda e spezzare e condividere il pane della speranza affinché sazi l’umanità fragile e dolorante. Oggi, guardatevi intorno, provate a vedere con uno sguardo diverso le persone che avete accanto nella quotidianità. Sapeste quanto dolore nasconde il volto del vostro prossimo e quale abisso alberga nel vostro vicino di casa! Noi, guariti dalla febbre, ci alziamo per servirli, senza dire grandi parole ma amandoli nel nascondimento.
Lc 4,38-44
Gesù uscito dalla sinagoga entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Chinatosi su di lei, intimò alla febbre, e la febbre la lasciò. Levatasi all’istante, la donna cominciò a servirli.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni genere li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva.
Da molti uscivano demoni gridando: “Tu sei il Figlio di Dio!”. Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro. Egli però disse: “Bisogna che io annunzi il regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato”.
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.