
Mercoledì 25
25 agosto 1835. Il crocifisso, Maria dell’Orto e un parroco santo salvano la città. La croce non è il segno della sofferenza di Dio, ma del suo amore. La croce è epifania della serietà del suo bene per ciascuno di noi. Fino a questo punto ha voluto amarci, perché altro è usare dolci e consolanti parole, altro appenderle a tre chiodi, sospese fra il cielo e la terra. La croce è il paradosso finale di Dio, la sua ammissione di sconfitta, la sua ammissione di arrendevolezza: poiché ci ama lo possiamo crocifiggere.
gio 26
Vegliamo, aspettando il ritorno del Signore. Perché tornerà nella gloria. Dopo essere venuto nella storia, avere annunciato il Regno di Dio, avere proclamato il vero volto del Padre, essere morto e risorto, tornerà nella pienezza dei tempi per ricondurre a sé ogni creatura. Questa è la ragione per cui siamo come dei servi che attendono il ritorno del padrone nel cuore della notte. Col sonno che pesa sulle nostre palpebre e la stanchezza che ci abbatte. Una notte profonda in cui il rischio di perdere la fede o di renderla insignificante è reale. Vegliamo, per non cedere. Vegliamo perché la fede è proprio una veglia colma di fiducia, un’attesa protratta nel tempo, un desiderio che non si spegne e non finisce.