
Domenica 22
La folla è stordita dal discorso di Gesù. Troppo elevato il ragionamento, inaccessibile la sua riflessione, eccessiva la sua proposta. Sono i suoi discepoli ad andarsene, non i suoi avversari. I discepoli che lo hanno seguito, che hanno creduto in lui, che si sono accesi di passione per le sue parole. Ora se ne vanno, perché il discorso di Gesù è troppo impegnativo, troppo duro, chi può intenderlo? Anche noi discepoli, a volte, ci troviamo davanti a parole del Signore troppo impegnative e vorremmo fuggire lontano. E il Maestro, grandissimo, si gira verso gli apostoli: non li scongiura di restare, non li prega di fermarsi, almeno loro. Li invita ad andarsene, se vogliono. È libero, Gesù. Libero anche dall’essere un punto di riferimento. Libero: non accetta compromessi, non attenua l’esigenza della sue richieste. È libero, non vuole discepoli ad ogni costo.
Gv 6,60-69
“Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?”.
Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono”.
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: “Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio”.
Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.