
Mercoledì 28
Quante sordità ci impediscono di ascoltare! Quanti rumori, troppi, nel nostro caotico e incomprensibile mondo che sembra non avere tempo per la propria anima, che ha smarrito l’interiorità. Gesù grida, per dire che è venuto a portare luce, che è venuto per salvare, non per condannare, ma che la condanna è inevitabile se ci rifiutiamo di accogliere il suo vangelo. Portiamo le conseguenze delle nostre scelte: il mondo, allontanandosi da Dio, non si è accorto di allontanarsi da se stesso, dalla verità che lo abita. Ritagliamoci un brandello di tempo, un piccolo spazio, per riuscire ad ascoltare la voce di colui che, solo, può illuminare la nostra vita e colmare il nostro cuore.
«Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».